Quando la professione evolve, il job title segue

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Quando la professione evolve, il job title segue

Da che ho aperto la partita IVA nel 2017, spiegare chi sono e cosa faccio è sempre stata una questione lunga e poco auto-esplicativa. Dopo 5 anni sono arrivata al cuore della mia proposta di valore e in questo articolo ti spiego alcuni degli errori fatti passando da dipendente a libera professionista.

  1. Perché scegliere di essere un'Assistente Virtuale?
  2. Cosa fa una Virtual Office Manager?
  3. Perché non basta scegliere il job title a tavolino
  4. Come si trova il proprio valore ?

Partiamo dal primo punto: perché scegliere di essere un'assistente virtuale?

Anche se non rientro tra le pioniere, come l'insegnante che ha portato per prima la certificazione in Italia, Mary Tomasso, nel 2017 di Virtual Assistant in Italia se ne parlava ancora poco.

Prima di uscire dall'azienda per cui lavoravo, stavo già studiando il mercato oltremanica e oltreoceano: l'idea mi sembrava vincente.

Alcune colleghe belghe e inglesi, socie di IMA, lavoravano già come VA o EAs indipendenti, quindi quando a marzo 2017 sono partita con il mio brand, avevo le idee ben chiare su cosa avrei potuto offrire al mio cliente: la replica di quello che facevo come Manager Assistant in azienda.

Primo errore.

Quasi subito ad assistente virtuale iniziai a preferire Virtual Office Manager, perché le competenze acquisite negli anni erano troppo diversificate per concentrarle in un lavoro che sapeva ancora molto di "segretaria". Fresca dei vari corsi, di Virtual Assistant e anche di un Digital Marketing, avevo messo insieme tutti gli elementi.

Sulla carta c'era tutto, ma nella realtà non funzionava.

Probabilmente di VOM ne è pieno il mondo (sempre anglofono) ma non era un termine che sentivo mio

Ogni volta che mi presentavo, ad ogni elevator pitch, ad ogni incontro di networking che avveniva sul suolo italico, la traduzione in un linguaggio comprensibile era tortuosa e soprattutto il termine non rimandava ad un vantaggio immediato per il prospect. hi lo capiva subito si aspettava di pagarmi 10$ l'ora come in India o nelle Filippine.

Del resto "virtual" era necessario per distinguermi da chi lavorava in ufficio e io lì non ci volevo più tornare. Volevo allontanarmi dalle aziende, lavorare con libere professioniste donne. Ma non erano il mio target.

Infatti, con i primi clienti mi sono ritrovata a fare cose molto diverse: costruzione di newsletter, editing di video su YT, pubblicazione di libri, programmazione di post e creazioni di piani editoriali, corsi di formazione, caricamento di contenuti sul sito ecc...

Ho imparato moltissimo, probabilmente c'era anche una certa capacità. Tuttavia,

niente che c'entrasse con la mia missione principale ovvero "facilitare la giornata" ad un ipotetico manager.

Da manuale avevo tutto:

il payoff, la Unique Selling Proposition e un'idea di brand anche piuttosto precisa.

Peccato che non funzionasse!


Qualcuno me lo disse in Rete al Femminile Varese, ma pensavo che ero solo all'inizio e prima o poi avrei ingranato.

Si dice che siano necessari un paio di anni per ingranare con la Partita IVA: se hai un mestiere ben chiaro in mente.

Ho notato che quando sei dipendente, se lavori bene non stai a questionare se sei brava o meno: lo sanno gli altri e di riflesso lo sai anche tu;

come libera professionista invece non ci sono colleghi a darti il cinque, non ci sono attività in cui sai che non dubiterai di ti stessa perché le fai ad occhi chiusi.

Dubitare delle tue capacità è una costante direttamente proporzionale al numero e all'importo delle fatture che fai. La sindrome dell'Impostore sempre nell'armadio.

I clienti con cui realizzare bei progetti te li devi cercare e se non arrivano, è facile darsi la colpa e sentirsi inadeguate. Se stai leggendo e sei donna, moltiplica tutto per 5.


Ciclicamente ritornava il problema del mio job title: Qual è il mio valore?

Ogni pitch un eterna lotta tra inglesismi e sintesi.


Da relativamente poco ho trovato la quadra di quello che mi appassiona ma solo ora, togliendo e togliendo riesco ad arrivare all'essenza. Quella che mi viene naturale e (cosa importante) per la quale posso farmi pagare.

La scintilla è arrivata grazie ad un percorso di Innovazione professionale fatto con Luigi Centenaro. Da quel percorso ho capito che la mia necessità non era solo di dare una risposta alle Tre domande di Bruce Hazen ma di seguire quello che Luigi ha indicato come il Move Beyond.

La fatica del definire chi sono ritorna, con un elemento in più: come potevo essere credibile?

Arriviamo al 2020, grazie alla mia amica e socia Selvaggia Fagioli decidiamo di mettere a fattor comune le nostre abilità. Nasce The Assistant Academy e la decisione di prendere una certificazione internazionale come SCRUM Master. E lì i pezzi sono andati a posto.

Non eseguo, miglioro. Innovo. Meglio: aiuto chi vuole innovare.

Porto i tuoi progetti dalla carta alla realtà, attraverso strumenti e tecnologia.

Quindi non sono - solo - una business partner, sono la tua miglior business advisor.

Perché non sono solo io a sentirmi sola, capita anche agli imprenditori.

Capita di arrivare in un azienda e avere "in dote" persone, anche in gamba, ma che non vedono al di là del loro naso;

Capita che tu debba vestire i panni di quello che asseconda le ultime tendenze, ma in realtà non hai ben capito cosa ci sia dietro di concreto;

Capita che tu abbia sulle spalle la tradizione di un'azienda di famiglia, che ti impedisce di fatto di fallire:

Sì, perché la paura di fallire ci accomuna tutti.

Fallire in Italia non equivale solo a perdere dei soldi, fallire è perdita di credibilità.

Verso le persone che guidi, quelle che ti dicono va bene con la testa ma se le guardi negli occhi vedi lo scetticismo.


Ecco, qual è il mio ruolo. Sono una consulente del fare.

Ti do supporto quando ragioni a voce alta sui progetti che vorresti portare avanti, ma la tua voce non è poi così alta tutto sommato. Sono una partner per i progetti che hanno bisogno di organizzazione, di metodo..ma soprattutto di quella spinta che ti permette di farli arrivare in fondo.

In questi anni sono stata fortunata ad aver potuto sbagliare e tornare sui miei passi più volte. È un privilegio, me ne rendo conto.

Tuttavia non era la teoria quella che mi mancava e nemmeno i risultati. Solo che erano modesti. E per una abituata a fare le cose per bene, era un po' demoralizzante.

Essere una libera professionista non funziona per tutti: non basta scaricare un corso per "lavorare da remoto dove vuoi" per trovare una strada che ti convinca al 100%.

Nella mia esperienza bisogna studiare, provare e soprattutto coltivare relazioni che ti facciano crescere, fiorire e mettere radici solide nella tua nuova identità.